Protesi di ginocchio e anca

La protesi di ginocchio consiste nel sostituire  a livello femorale una nuova superficie di rivestimento che si articola a livello tibiale con una nuova superficie concava, nel rispetto della stabilità meccanica e biologica.  L’intervento chirurgico di artroprotesi (protesi d’anca) è consigliato quando i farmaci o eventuali altri trattamenti conservativi non sono sufficienti a contrastare il problema.

L’intervento di protesi di ginocchio

L’intervento di protesi di ginocchio permette al paziente di tornare alle proprie attività quotidiane eliminando il dolore e recuperando il movimento.

Esistono varie soluzioni: le protesi totali, dove tutta l’articolazione viene sostituita, e le protesi monocompartimentali, dove invece si sostituisce soltanto “metà” articolazione. 

Per quanto riguarda i materiali di cui sono composte le protesi, si distinguono protesi non cementate, ovvero ad ancoraggio diretto osso-protesi, e protesi cementate, legate all’osso mediante cemento acrilico.

Per l’ancoraggio delle protesi non cementate, il materiale che attualmente riunisce in sé le migliori caratteristiche è la lega di titanio.

Le protesi cementate sono invece costituite di preferenza da leghe metalliche a maggiore rigidità (es. ProtasulÒ-S30 FeCrNiMnMo) per esigenze di accoppiamento con il cemento.

La durata dell’impianto ed un buon risultato sono in relazione ad alcune varianti: biologica,  meccanica e tecnica chirurgica. 

Si può affermare che la buona premessa biologica e meccanico-tribologica consentono risultati duraturi nel tempo in percentuali molto elevate.

Protesi totale di anca

L’intervento chirurgico di artroprotesi (protesi d’anca) è consigliato quando i farmaci o eventuali altri trattamenti conservativi non sono sufficienti a contrastare il problema.

La maggior parte delle persone che si sottopongono a interventi di sostituzione protesica avvertono una drastica riduzione del dolore e un significativo miglioramento della capacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana.

Gli impianti protesici utilizzati si distinguono in cementati e non cementati. Le protesi cementate vengono fissate all’osso da uno strato di cemento mentre quelle non cementate vengono integrate nell’osso dell’ospite. 

Per l’osteointegrazione, le protesi non cementate sono in titanio, materiale che attualmente possiede le migliori caratteristiche biomeccaniche, associato a componenti in ceramica e polietilene. Le protesi cementate sono invece costituite principalmente da leghe metalliche a maggiore rigidità per esigenze di accoppiamento con il cemento.

La durata dell’impianto protesico dipende da varianti biologiche, meccaniche e di tecnica chirurgica.

L’intervento è praticato normalmente in anestesia peridurale. Resta comunque facoltà dell’anestesista scegliere l’anestesia che più si adatta al caso.

Nella procedura chirurgica il requisito fondamentale è il rispetto dei tessuti molli, come muscoli e tendini, e il risparmio del tessuto osseo. 

La riabilitazione nei giorni successivi all’intervento segue dei protocolli standard ma viene personalizzata in funzione delle necessità di ogni singolo paziente.